Intervista a Franklin Santana (Lorena Crepaldi, Marzo 2006)
Nato in Venezuela Franklin Santana, modello e attore, si affaccia molto presto al mondo della moda affermandosi come testimonial d'eccezione per molti stilisti e campagne pubblicitarie, fino a quando lanciando una propria collezione di gioielli non si fa notare internazionalmente per l'originalità del suo "design" e per le stars di fama che ne fanno promozione indossandoli.
Impegnato in teatro, in soap operas, trasmissioni tv e talk-shows di vario tipo, trova la notorietà tra il grande pubblico italiano attraverso il reality show "La Talpa", andato in onda sulle reti Mediaset nel novembre del 2005.
Gli viene presto dato l'appellativo di "Guerriero" per il suo carattere assai tenace... e proprio questo cercherò di scoprire dietro quello sguardo penetrante e buono e il bel sorriso smagliante. Incontro infatti Franklin presso il suo Ufficio Stampa, dove gentilmente mi accoglie rispondendo ad alcune domande:
Franklin, ti sei trasferito molto giovane negli Stati Uniti, ormai nel lontano 1994, lasciando così il tuo Paese, che è il Venezuela. Eri partito con delle ambizioni particolari ai tempi?
Non sapevo che fare. Sono partito come un emigrante. Ho fatto di tutto. Non avrei mai pensato di lavorare in televisione. Lavoravo al porto e lavoravo in palestra.
La casualità ha fatto sì che tu potessi così iniziare la tua carriera di modello, che poi è andata affermandosi con grande successo negli anni.Quanto credi al caso e alla fortuna? Contano molto nella vita?
Sì, contano molto: posto giusto, lavoro giusto, momento giusto. Era una mattina...e io non mi alzo mai di mattina per correre... Erano le nove e mezzo ed ero così diperato che non dormivo, quando sulla "seconda" di "Ocean Drive", a Miami Beach, mi hanno fermato. Stavo andando verso la "diciotto", in centro, visto che in generale mi piaceva correre fino alla "trecento" andata e ritorno.
Quindi è iniziato tutto per strada e per puro caso?
Sì, sulla spiaggia, nel tratto dove la gente corre, proprio vicino a "Ocean Drive".
Hai sfilato per grandissimi stilisti, sei stato testimonial di molte campagne pubblicitarie e hai anche lavorato nel cinema, tanto che già in Sud America hai interpretato alcune parti in famose "soap operas". So che hai lavorato anche con Veronica Castro. Giusto?
Sì, una volta, ma adesso non è più così facile lavorare laggiù.
Hai fatto un pò di tutto in Italia: hai partecipato a diverse trasmissioni tv, realities come "La Talpa" che ti ha fatto conoscere al grandissimo pubblico. Secondo te, per raggiungere il successo, conta di più la flessibilità, l'ambizione o il talento?
La pazienza.
Bisogna perseverare dunque?
Sì, l'ho fatto per quattordici anni. Io sono della generazione di Milton, Mikail Kenta. Siamo arrivati tutti assieme. Loro hanno fatto successo quattordici anni fa, mentre io sono un po' "messicano": aspetto sempre il mio turno!
Attraverso la televisione, soprattutto proprio in seguito al programma "La Talpa", ti sei fatto amare dal grande pubblico perchè hai dato l'impressione di essere un "guerriero" dal cuore tenero. Ti riconosci in questo?
Tutto è nato dal libro di Paulo Coelho che si intitola "Il Guerriero della Luce". Io lo porto sempre con me, ovunque vada. Leggevo questo libro e ogni volta che vincevo contro un masai mi davano un bracciale. I Masai sono talmente belli e talmente onesti che quando perdono lo riconoscono e ti fanno un omaggio: un bracciale masai, appunto. Loro li producono e li vendono, ma ti danno quelli che indossano. Io sono affezionato a tre. Mi dicevano sempre "tu sei tremendo...tieni!"...e così un'altra volta: "Tieni". Me ne hanno regalati tre, che ho quasi sempre con me.
Rifaresti un reality come "La talpa" e soprattutto cosa ti ha lasciato come esperienza? Amici, forza interiore o altro?
Lo rifarei tre volte... anche con più topi, più occhi! Non mi pentirò mai di averlo fatto, anzi lo rifarei proprio. Non vedo l'ora che Paola Perego mi richiami!
Mi ha segnato: ora ho il mal d'Africa. Mi sono autorecuperato in Africa. È stato il mio psicologo, visto che arrivavo da una situazione abbastanza forte che mi era successa.
I Masai mi hanno insegnato ad ascoltare il vento, ad avere pazienza, a liberare la mente, ad ascoltare i rumori come fanno loro, mettendosi nella corrente, ad accendere il fuoco senza accendino, a cucinare sotto la sabbia, a usare i vari tipi di lancia. Sono stato una settimana con loro. Io devo assolutamente tornare laggiù in Kenya, tornare da loro. Non sarei mai andato in Kenya, invece ci ritornerò. Ho il ricordo degli animali che arrivavano all'una, alle due, alle tre di mattino a bere acqua di fronte alla casa, come i leoni. Era bello scoprire gli orari, perchè ogni animale ha il suo orario: all'una si vedono solo gnu, alle due solo zebre e alle quattro i leoni.
I Masai mi hanno anche insegnato a non avere paura degli animali, ma a riconoscere i loro rumori. Mi spiegavano che quando i leoni fanno rumore, non bisogna avere paura, perchè significa che hanno già mangiato. Bisogna invece temerli quando non si sentono.
Ricordo che quando c'era la pioggia io e i miei compagni ci lamentavamo, ma il Masai diceva sempre: "Sono contento, perchè se piove ci sono più piante, gli animali mangiano e noi mangiamo!". Così mi ha spiegato lui. Si fa sempre festa quando piove! Ho imparato molti valori stando con loro una settimana.
È stato proprio terapeutico!
Sì.
Certamente hai dimostrato di avere grandi doti comunicative, tanto che ad un certo punto ti sei dedicato alla moda come promotore delle collezioni di un famoso stilista inglese in particolare, Andrew Mackenzie, e di una linea di gioielli, fino a quando non hai deciso di sfruttare le tue naturali doti creative per realizzare una tua personale linea di gioielli: la FKS, apprezzatissima non solo dalla gente comune, ma soprattutto da molte stars dello spettacolo e della moda.
Come è nata l'idea? O l'hai sempre avuta dentro di te come un sognoda realizzare?
Si dice che questa linea sia nata nel momento in cui io sono diventato famoso, ma non è vero. L'idea è nata nel 1999, quando abitavo in Viale Piave a Roma ed ero in stanza con l'ex fidanzato di Megan Gale.
Un giorno gli ho detto: "Io mi sento un artista, ma i vari stilisti mi chiamano per i miei "contatti", perchè conosco tutti. Ho deciso: faccio una mia linea!"
Sentivo che dovevo fare qualcosa, però l'abbigliamento non mi attirava, perchè la concorrenza è feroce e il capitale deve essere molto.
Lui mi ha detto che dovevo stare attento perchè le tasse mi avrebbero distrutto ed io deciso gli ho risposto che non mi importava, perchè avrei fatto una mia linea e sarei andato avanti lo stesso, così mi sono trasferito ad Arezzo. Per una settimana ho bussato a tante porte, ma nessuno mi ha preso in considerazione, perchè il mio progetto non era scritto. Esponevo le mie idee a voce, finchè un mio amico toscano di nome Patrizio non mi ha presentato un suo cugino che lavorava nel settore e che non vedeva da quattordici anni.
Ricordo che era l'una e mezzo del mattino quel giorno quando dissi: "Andiamo a prenderlo!" È stata proprio una "Carrambata"! L'ho visto, l'ho conosciuto, gli ho spiegato del progetto e lui mi ha semplicemente detto: "Facciamolo!"
Ho fatto semplicemente una croce, mentre ero in treno con Patrizio. Mi ha aiutato lui a farla. Inizialmente ho cominciato a venderle presso la mia agenzia di Management, la Santoro, poi a regalarne un po' ai miei amici, come Milton, Mikail Kenta e altri. Mi hanno aiutato tutti moltissimo, perchè le indossavano quando andavano in giro, quindi hanno creato un'immagine.
In seguito sono andato in Sardegna e ho aperto un piccolo negozio. In questo modo mi sono fatto conoscere. Dopo appena quindici giorni arrivavano da Porto Cervo. Sono riuscito a realizzare circa quindicimila euro in un mese. È stata una soddisfazione! Così ho cominciato.
Che cosa diventa dunque ispirazione per te? Viaggiare penso ti aiuti molto. È così?
Sì, però nelle mie collezioni c'è un diverso pensiero: le croci sono tutte spaccate a metà. È un mio simbolo. Questo progetto in realtà è nato perchè io volevo fare qualcosa con mio fratello: volevo portarlo in Italia, fargli una sorpresa. Volevo che avesse già un lavoro e che non soffrisse come avevo sofferto io. Avevo creato questa linea per lui. Lui era laureato in Economia e Commercio, quindi sarebbe stato perfetto per me, per la gestione, ma poi è morto, purtroppo, così ho cominciato a disegnare le croci spaccate e a combinare più materiali tra di loro: tessuti, carbonio, argento, ferro, pelle.
Piano piano questo simbolo, questa rottura...rottura perchè ormai mancava lui,perchè era un progetto che avevo fatto per lui...ha avuto un grande successo: è piaciuta molto. La seconda collezione è stata poi creata su "Caracas", sul mio Paese.
Ho creato pallottole, anche se sono contrario a queste cose. Ho voluto sensibilizzare la gente, perchè Caracas è diventata la quarta città più pericolosa del mondo. Ci sono anche i bambini con le pistole.
Io sono nato in un quartiere povero, quindi sono cresciuto in mezzo a queste cose.
Nella collezione ho voluto mischiare i simboli della giustizia, della polizia con le pallottole, quindi rappresentare il Bene e il Male.
Si chiama collezione "West", ma in realtà è "Caracas". In seguito c'è stata una collezione molto femminile dal titolo "High-Tech", dove ho mischiato il carbonio con l'argento. Mi sono ispirato a Valentino Rossi... o meglio alle moto, perchè ho visto che vengono prodotte in parte con il carbonio e che questo è un materiale molto resistente. Lo volevo usare, ci ho provato ed è andata bene.
L'ultima collezione, invece, ... la più bella... è ispirata alla "Shamba" e ai vari animali, dalle zebre agli gnu. Ho usato pietre e ho anche scritto "Asante Sana", che vuol dire "grazie", mentre su altri oggetti "Hakuna Matata", il tipico saluto.
Mi sono ispirato molto perchè sono rimasto molto colpito, soprattutto dagli animali.
È stato perciò molto educativo questo periodo per te.
Sì, moltissimo.
A questo punto cosa vuoi fare da grande: lo stilista di gioielli oppure aspiri a qualcos'altro?
No, io non sono uno stilista. Non posso paragonarmi alla loro categoria. Sono un attore direi, ma è un parolone.
So che stai studiando recitazione.
Sì, voglio studiare molto recitazione in vita mia. Mi piace molto, però è una parola che ancora non mi sono guadagnato. Diciamo che sono un attore, perchè lo sono, ma soprattutto sono una persona che ama fare anche "business".
Tornando alle collezioni, sei quindi un ideatore, un creatore?
Io appoggio gli stilisti, infatti ci sono due persone che disegnano per me, disegnano le mie idee. Io non sono capace di disegnare. Spiego la mia idea, quello che faremo e creo il nome.
Questa è veramente una cosa a parte, un piccolo business che voglio assolutamente continuare, però non è quello che vorrei fare. Un giorno vorrei andare a Hollywood. Ci andrò e non so quello che farò all'inizio, magari pulirò le strade o farò il carpentiere a casa di qualcuno a Hollywood o mangerò semplicemente un hamburger a Hollywood, ma ci voglio andare!!
Ti riconosci un pregio e un difetto?
Di difetti ne ho tanti. Direi che non mi accontento mai.
Sei quindi un perfezionista?
No, non sono un perfezionista. Sono solo uno che non si accontenta mai. Devo avere sempre uno stimolo. Arrivo dove voglio arrivare, così ho fatto tante cose importanti nella mia vita. Quando per esempio ho fatto l'"MTV Music Award" mi sono detto..."e con questa parte posso chiudere: sono arrivato dove volevo. Adesso devo andare agli Oscar!!"
Sì, il mio difetto più grande è proprio quello di riconoscere che non mi accontento mai, ma in questo modo non c'è mai fine. Non è bello. Per carattere devo sempre sentire il senso della "gomitata", della "gara", altrimenti mi annoio.
Mi ricordo che una volta ero a Cortina e non avevo mai visto la neve. Ero coinvolto in una gara per "famosi", anche se famoso non mi sentivo. Bisognava correre con slitte trainate da cani, ma io non sapevo come si faceva, così ho chiesto a un collaboratore di nome Andrea che mi spiegasse un po' il funzionamento. Mi ha detto delle cose, ma soprattutto che si trattava di una gara...così a quel punto sono partito carico e ho cominciato a correre, correre, tanto che alla fine sono arrivato al quarto posto.
Franklin, so che però hai partecipato anche alle Olimpiadi, quindi sei comunque un atleta.
Sì, è vero, però sulla neve mi sono sentito proprio nullo, un guerriero nullo.
Insomma ti senti più guerriero del deserto.
Sì, diciamo così.
Nella tua carriera, Franklin, hai avuto qualche rimpianto o pentimento?
La mia famiglia. Ho sacrificato la mia famiglia per il lavoro. Tutti loro erano molto contenti, ma io avrei voluto goderli di più, perchè se sono arrivato, il prezzo è stato alto, certamente per una cosa giusta, e per questo mia madre era contenta, ma veramente troppo alto e pesante.
Che progetti hai per il futuro?
Il mio progetto è ...uno...non fermarmi mai...due...cinema, però io non voglio essere nella condizione di non sapere cosa fare, come molta gente. Ho pazienza, posso aspettare, come ho fatto sempre. Voglio sicuramente avere una condizione economica abbastanza normale. Adesso sto facendo serate e altre cose, quindi le entrate sono migliorate. Quando arriverà il momento giusto...arriverà, altrimenti io sto bene così e sono molto contento. Sto lavorando molto, ma non voglio fare a tutti i costi tutti i provini di tutti i programmi. C'è gente che dice: "devo fare, devo fare assolutamente un programma", ma non è così. Io penso che bisogna fare il programma giusto.
Se io avessi fatto "Il Grande Fratello" o "La Fattoria" forse non sarei uscito così bene, quindi penso di dover aspettare il momento giusto per il programma giusto.
Credo che ogni persona debba capire cosa le piace e per cosa è portata. Se a me, per esempio, proponessero un altro programma di avventura, azioni estreme, sarei contentissimo. Non sarei adatto ad un programma di lettura o di opinioni. Io devo assolutamente fare, fare e ancora fare. Non potrei stare seduto tre ore a parlare e a fare il belloccio della situazione: mi annoierei di certo.
Certamente. Grazie Franklin
Grazie a tutti i fans e saluto anche tutti quelli di Anastacia che sono sempre in me. Vi saluto. Un bacione enorme.
Franklin Santana: attore dall'incredibile fascino
Fonte: Reportnet.it
Franklin Santana è uno degli uomini più belli del mondo. Ed è anche un bravissimo attore.
Nato a Caracas, in Venezuela, Franklin vive oramai da tempo nel nostro Paese.
La sua carriera è iniziata nel 1994, quando un agente di moda lo notò a Miami Beach e lo volle per la campagna pubblicitaria mondiale della Levi's.
Fu l'inizio di una sfolgorante carriera come modello: suo il volto di numerose campagne pubblicitarie, come ad esempio Compagnia delle Indie, Coca Cola, Nike, Martini (insieme a Naomi Campbell). Nel frattempo, anche numerose sfilate per le più importanti case di moda, come ad esempio Ferré, Missoni, J. P. Gaultier, Emporio Armani, Versace, Moschino.
La sua creatività lo ha portato alla realizzazione, nel 2001, di una linea di gioielli chiamata "FKS".
Poi è arrivata la televisione: Franklin è stato un "Carramba Boy" nella trasmissione "Carramba che sorpresa!", suo primo lavoro in tv.Nel frattempo Franklin ha studiato recitazione.
Al cinema, ha lavorato con Muccino in "Ricordati di me", e in altri film, in fiction, a teatro (in "Affetti collaterali" con Nadia Rinaldi, nel ruolo di un lavavetri gay) e in cortometraggi.
Lo ricordiamo, ad esempio, in "Squadra antimafia", nel "L'ispettore Coliandro", in "Kamorrah Days", con Massimo Boldi nella serie "I Fratelli Benvenuti".
Franklin ha frequentato ben 16 seminari in Italia e in America con i migliori insegnanti del mondo, come ad esempio Anthony Caldarella (insegnante americano molto conosciuto), Michael Margotta (uno dei più noti al mondo), il famoso Paolo Olgiati.
Nel 2007, il premio all'evento Italian Latin Award's come attore rivelazione dell'anno non protagonista.
Lo scorso agosto è stato premiato come miglior attore emergente al Valva Film Festival di Salerno.
Il grande pubblico lo ricorda anche per la partecipazione, alcuni anni fa, al reality "La Talpa".Adesso, oltre a fare l'attore, Franklin fa il vocalist e percussionista in locali in tutta Italia, quando non è impegnato sul set.
È difficile affermarsi come attore, per un ex modello?
Ancora non mi sento affermato però! È stato molto difficile farmi credere, perché sono uno dei pochi uomini stranieri che lavora in tv, allora è ancora più dura; normalmente mi danno il ruolo del cattivo a causa della mia fisionomia.
In questo momento sono impegnato con il progetto "Vacanza al reality", un film, faccio uno stilista gay; inizialmente andrà su youtube, poi parteciperà a un festival e diventerà un film.
Prima sarà un mezzometraggio, poi, come detto, diventerà un film.
Cinema, tv, teatro. Cosa ti piace di più?
Il cinema. Ho sempre voluto fare cinema, da bambino casa mia era tappezzata di poster di attori come Marlon Brando o Robert De Niro.
Perché hai scelto di abitare in Italia?
Ho girato prima il mondo: ho vissuto in Spagna, Scandinavia, Germania, Stati Uniti (Miami, New York), Grecia, Sud Africa… Facendo il modello giravo il mondo. Mi piace l'Italia. Sono poi stato adottato da una famiglia di Roma.
Progetti futuri?
Parteciperò al film "Il regista del mondo" di Carlo Fumo, per il cinema: il mio ruolo sarà quello di un narcotrafficante. Stiamo inoltre girando ancora "Kamorrah Days", di Massimo Emilio Gobbi, che ha anche partecipato al Festival di Venezia. Abbiamo girato a Padova, Milano, Sicilia, Napoli...
Franklin, eri molto amico di Pietro Taricone, tragicamente scomparso pochi mesi fa...
Abbiamo recitato insieme in "Ricordati di me". Lui aveva casa vicino a Roma, frequentavamo la stessa spiaggia a Fregene.
Mammamia… Ho un dispiacere nel mio cuore che non immagini… Era un angelo. Non aveva vizi, niente sigarette, era molto sportivo. Un ragazzo pulitissimo, attaccatissimo alla sua bambina.
A mettermi in contatto con te è stato Giovanni Scorza. Cosa rappresenta lui per te?
Per me è una specie di zio; lo conosco da molti anni, quando sua figlia era ancora piccola. Ora lei ha addirittura avuto un bebè! Voglio un sacco di bene a Giovanni.
