Guarda gli articoli scritti su STAR TV
Nato in Venezuela Franklin Santana, modello e attore, si
affaccia molto presto al mondo della moda affermandosi come testimonial
d'eccezione per molti stilisti e campagne pubblicitarie, fino a quando
lanciando una propria collezione di gioielli non si fa notare
internazionalmente per l'originalità del suo "design" e per le
stars di fama che ne fanno promozione indossandoli.
Impegnato in teatro, in soap operas, trasmissioni tv e talk-shows di vario
tipo, trova la notorietà tra il grande pubblico italiano attraverso il
reality show "La Talpa", andato in onda sulle reti Mediaset nel
novembre del 2005.
Gli viene presto dato l'appellativo di "Guerriero" per il suo
carattere assai tenace... e proprio questo cercherò di scoprire dietro
quello sguardo penetrante e buono e il bel sorriso smagliante. Incontro
infatti Franklin presso il suo Ufficio Stampa, dove gentilmente mi accoglie
rispondendo ad alcune domande:
Franklin, ti sei trasferito molto giovane
negli Stati Uniti, ormai nel lontano 1994, lasciando così il tuo Paese, che
è il Venezuela. Eri partito con delle ambizioni particolari ai tempi?
Non sapevo che fare. Sono partito come un emigrante. Ho fatto di tutto. Non
avrei mai pensato di lavorare in televisione. Lavoravo al porto e lavoravo
in palestra.
La casualità ha fatto sì che tu potessi
così iniziare la tua carriera di modello, che poi è andata affermandosi
con grande successo negli anni.Quanto credi al caso e alla fortuna? Contano
molto nella vita?
Sì, contano molto: posto giusto, lavoro giusto, momento giusto. Era una
mattina...e io non mi alzo mai di mattina per correre... Erano le nove e
mezzo ed ero così diperato che non dormivo, quando sulla
"seconda" di "Ocean Drive", a Miami Beach, mi hanno
fermato. Stavo andando verso la "diciotto", in centro, visto che
in generale mi piaceva correre fino alla "trecento" andata e
ritorno.
Quindi è iniziato tutto per strada e per puro
caso?
Sì, sulla spiaggia, nel tratto dove la gente corre, proprio vicino a "Ocean
Drive".
Hai sfilato per grandissimi stilisti, sei
stato testimonial di molte campagne pubblicitarie e hai anche lavorato nel
cinema, tanto che già in Sud America hai interpretato alcune parti in
famose "soap operas". So che hai lavorato anche con Veronica
Castro. Giusto?
Sì, una volta, ma adesso non è più così facile lavorare laggiù.
Hai fatto un po' di tutto in Italia: hai
partecipato a diverse trasmissioni tv, realities come "La Talpa"
che ti ha fatto conoscere al grandissimo pubblico. Secondo te, per
raggiungere il successo, conta di più la flessibilità, l'ambizione o il
talento?
La pazienza.
Bisogna perseverare dunque?
Sì, l'ho fatto per quattordici anni. Io sono della generazione di Milton,
Mikail Kenta. Siamo arrivati tutti assieme. Loro hanno fatto successo
quattordici anni fa, mentre io sono un po' "messicano": aspetto
sempre il mio turno!
Attraverso la televisione, soprattutto proprio
in seguito al programma "La Talpa", ti sei fatto amare dal grande
pubblico perchè hai dato l'impressione di essere un "guerriero"
dal cuore tenero. Ti riconosci in questo?
Tutto è nato dal libro di Paulo Coelho che si intitola "Il Guerriero
della Luce". Io lo porto sempre con me, ovunque vada. Leggevo questo
libro e ogni volta che vincevo contro un masai mi davano un bracciale. I
Masai sono talmente belli e talmente onesti che quando perdono lo
riconoscono e ti fanno un omaggio: un bracciale masai, appunto. Loro li
producono e li vendono, ma ti danno quelli che indossano. Io sono
affezionato a tre. Mi dicevano sempre "tu sei tremendo...tieni!"...e
così un'altra volta: "Tieni". Me ne hanno regalati tre, che ho
quasi sempre con me.
Rifaresti un reality come "La talpa"
e soprattutto cosa ti ha lasciato come esperienza? Amici, forza interiore o
altro?
Lo rifarei tre volte... anche con più topi, più occhi! Non mi pentirò mai
di averlo fatto, anzi lo rifarei proprio. Non vedo l'ora che Paola Perego mi
richiami!
Mi ha segnato: ora ho il mal d'Africa. Mi sono autorecuperato in Africa. E'
stato il mio psicologo, visto che arrivavo da una situazione abbastanza
forte che mi era successa.
I Masai mi hanno insegnato ad ascoltare il vento, ad avere pazienza, a
liberare la mente, ad ascoltare i rumori come fanno loro, mettendosi nella
corrente, ad accendere il fuoco senza accendino, a cucinare sotto la sabbia,
a usare i vari tipi di lancia. Sono stato una settimana con loro. Io devo
assolutamente tornare laggiù in Kenya, tornare da loro. Non sarei mai
andato in Kenya, invece ci ritornerò. Ho il ricordo degli animali che
arrivavano all'una, alle due, alle tre di mattino a bere acqua di fronte
alla casa, come i leoni. Era bello scoprire gli orari, perchè ogni animale
ha il suo orario: all'una si vedono solo gnu, alle due solo zebre e alle
quattro i leoni.
I Masai mi hanno anche insegnato a non avere paura degli animali, ma a
riconoscere i loro rumori. Mi spiegavano che quando i leoni fanno rumore,
non bisogna avere paura, perchè significa che hanno già mangiato. Bisogna
invece temerli quando non si sentono.
Ricordo che quando c'era la pioggia io e i miei compagni ci lamentavamo, ma
il Masai diceva sempre: "Sono contento, perchè se piove ci sono più
piante, gli animali mangiano e noi mangiamo!". Così mi ha spiegato
lui. Si fa sempre festa quando piove! Ho imparato molti valori stando con
loro una settimana.
E' stato proprio terapeutico!
Sì.
Certamente hai dimostrato di avere grandi doti
comunicative, tanto che ad un certo punto ti sei dedicato alla moda come
promotore delle collezioni di un famoso stilista inglese in particolare,
Andrew Mackenzie, e di una linea di gioielli, fino a quando non hai deciso
di sfruttare le tue naturali doti creative per realizzare una tua personale
linea di gioielli: la FKS, apprezzatissima non solo dalla gente comune, ma
soprattutto da molte stars dello spettacolo e della moda.
Come è nata l'idea? O l'hai sempre avuta dentro di te come un sognoda
realizzare?
Si dice che questa linea sia nata nel momento in cui io sono diventato
famoso, ma non è vero. L'idea è nata nel 1999, quando abitavo in Viale
Piave a Roma ed ero in stanza con l'ex fidanzato di Megan Gale.
Un giorno gli ho detto: "Io mi sento un artista, ma i vari stilisti mi
chiamano per i miei "contatti", perchè conosco tutti. Ho deciso:
faccio una mia linea!”
Sentivo che dovevo fare qualcosa, però l'abbigliamento non mi attirava,
perchè la concorrenza è feroce e il capitale deve essere molto.
Lui mi ha detto che dovevo stare attento perchè le tasse mi avrebbero
distrutto ed io deciso gli ho risposto che non mi importava, perchè avrei
fatto una mia linea e sarei andato avanti lo stesso, così mi sono
trasferito ad Arezzo. Per una settimana ho bussato a tante porte, ma nessuno
mi ha preso in considerazione, perchè il mio progetto non era scritto.
Esponevo le mie idee a voce, finchè un mio amico toscano di nome Patrizio
non mi ha presentato un suo cugino che lavorava nel settore e che non vedeva
da quattordici anni.
Ricordo che era l'una e mezzo del mattino quel giorno quando dissi:
"Andiamo a prenderlo!" E' stata proprio una "Carrambata"!
L'ho visto, l'ho conosciuto, gli ho spiegato del progetto e lui mi ha
semplicemente detto: "Facciamolo!"
Ho fatto semplicemente una croce, mentre ero in treno con Patrizio. Mi ha
aiutato lui a farla. Inizialmente ho cominciato a venderle presso la mia
agenzia di Management, la Santoro, poi a regalarne un po' ai miei amici,
come Milton, Mikail Kenta e altri. Mi hanno aiutato tutti moltissimo,
perchè le indossavano quando andavano in giro, quindi hanno creato
un'immagine.
In seguito sono andato in Sardegna e ho aperto un piccolo negozio. In questo
modo mi sono fatto conoscere. Dopo appena quindici giorni arrivavano da
Porto Cervo. Sono riuscito a realizzare circa quindicimila euro in un mese.
E' stata una soddisfazione! Così ho cominciato.
Che cosa diventa dunque ispirazione per te?
Viaggiare penso ti aiuti molto. E' così?
Sì, però nelle mie collezioni c'è un diverso pensiero: le croci sono
tutte spaccate a metà. E' un mio simbolo. Questo progetto in realtà è
nato perchè io volevo fare qualcosa con mio fratello: volevo portarlo in
Italia, fargli una sorpresa. Volevo che avesse già un lavoro e che non
soffrisse come avevo sofferto io. Avevo creato questa linea per lui. Lui era
laureato in Economia e Commercio, quindi sarebbe stato perfetto per me, per
la gestione, ma poi è morto, purtroppo, così ho cominciato a disegnare le
croci spaccate e a combinare più materiali tra di loro: tessuti, carbonio,
argento, ferro, pelle.
Piano piano questo simbolo, questa rottura...rottura perchè ormai mancava
lui,perchè era un progetto che avevo fatto per lui...ha avuto un grande
successo: è piaciuta molto. La seconda collezione è stata poi creata su
"Caracas", sul mio Paese.
Ho creato pallottole, anche se sono contrario a queste cose. Ho voluto
sensibilizzare la gente, perchè Caracas è diventata la quarta città più
pericolosa del mondo. Ci sono anche i bambini con le pistole.
Io sono nato in un quartiere povero, quindi sono cresciuto in mezzo a queste
cose.
Nella collezione ho voluto mischiare i simboli della giustizia, della
polizia con le pallottole, quindi rappresentare il Bene e il Male.
Si chiama collezione "West", ma in realtà è "Caracas".
In seguito c'è stata una collezione molto femminile dal titolo
"High-Tech", dove ho mischiato il carbonio con l'argento. Mi sono
ispirato a Valentino Rossi... o meglio alle moto, perchè ho visto che
vengono prodotte in parte con il carbonio e che questo è un materiale molto
resistente. Lo volevo usare, ci ho provato ed è andata bene.
L'ultima collezione, invece, ... la più bella... è ispirata alla "Shamba"
e ai vari animali, dalle zebre agli gnu. Ho usato pietre e ho anche scritto
"Asante Sana", che vuol dire "grazie", mentre su altri
oggetti "Hakuna Matata", il tipico saluto.
Mi sono ispirato molto perchè sono rimasto molto colpito, soprattutto dagli
animali.
E' stato perciò molto educativo questo
periodo per te.
Sì, moltissimo.
A questo punto cosa vuoi fare da grande: lo
stilista di gioielli oppure aspiri a qualcos'altro?
No, io non sono uno stilista. Non posso paragonarmi alla loro categoria.
Sono un attore direi, ma è un parolone.
So che stai studiando recitazione.
Sì, voglio studiare molto recitazione in vita mia. Mi piace molto, però è
una parola che ancora non mi sono guadagnato. Diciamo che sono un attore,
perchè lo sono, ma soprattutto sono una persona che ama fare anche
"business".
Tornando alle collezioni, sei quindi un
ideatore, un creatore?
Io appoggio gli stilisti, infatti ci sono due persone che disegnano per me,
disegnano le mie idee. Io non sono capace di disegnare. Spiego la mia idea,
quello che faremo e creo il nome.
Questa è veramente una cosa a parte, un piccolo business che voglio
assolutamente continuare, però non è quello che vorrei fare. Un giorno
vorrei andare a Hollywood. Ci andrò e non so quello che farò all'inizio,
magari pulirò le strade o farò il carpentiere a casa di qualcuno a
Hollywood o mangerò semplicemente un hamburger a Hollywood, ma ci voglio
andare!!
Ti riconosci un pregio e un difetto?
Di difetti ne ho tanti. Direi che non mi accontento mai.
Sei quindi un perfezionista?
No, non sono un perfezionista. Sono solo uno che non si accontenta mai. Devo
avere sempre uno stimolo. Arrivo dove voglio arrivare, così ho fatto tante
cose importanti nella mia vita. Quando per esempio ho fatto l'"MTV
Music Award" mi sono detto..."e con questa parte posso chiudere:
sono arrivato dove volevo. Adesso devo andare agli Oscar!!"
Sì, il mio difetto più grande è proprio quello di riconoscere che non mi
accontento mai, ma in questo modo non c'è mai fine. Non è bello. Per
carattere devo sempre sentire il senso della "gomitata", della
"gara", altrimenti mi annoio.
Mi ricordo che una volta ero a Cortina e non avevo mai visto la neve. Ero
coinvolto in una gara per "famosi", anche se famoso non mi
sentivo. Bisognava correre con slitte trainate da cani, ma io non sapevo
come si faceva, così ho chiesto a un collaboratore di nome Andrea che mi
spiegasse un po' il funzionamento. Mi ha detto delle cose, ma soprattutto
che si trattava di una gara...così a quel punto sono partito carico e ho
cominciato a correre, correre, tanto che alla fine sono arrivato al quarto
posto.
Franklin, so che però hai partecipato anche
alle Olimpiadi, quindi sei comunque un atleta.
Sì, è vero, però sulla neve mi sono sentito proprio nullo, un guerriero
nullo.
Insomma ti senti più guerriero del deserto.
Sì, diciamo così.
Nella tua carriera, Franklin, hai avuto
qualche rimpianto o pentimento?
La mia famiglia. Ho sacrificato la mia famiglia per il lavoro. Tutti loro
erano molto contenti, ma io avrei voluto goderli di più, perchè se sono
arrivato, il prezzo è stato alto, certamente per una cosa giusta, e per
questo mia madre era contenta, ma veramente troppo alto e pesante.
Che progetti hai per il futuro?
Il mio progetto è ...uno...non fermarmi mai...due...cinema, però io non
voglio essere nella condizione di non sapere cosa fare, come molta gente. Ho
pazienza, posso aspettare, come ho fatto sempre. Voglio sicuramente avere
una condizione economica abbastanza normale. Adesso sto facendo serate e
altre cose, quindi le entrate sono migliorate. Quando arriverà il momento
giusto...arriverà, altrimenti io sto bene così e sono molto contento. Sto
lavorando molto, ma non voglio fare a tutti i costi tutti i provini di tutti
i programmi. C'è gente che dice: "devo fare, devo fare assolutamente
un programma", ma non è così. Io penso che bisogna fare il programma
giusto.
Se io avessi fatto "Il Grande Fratello" o "La Fattoria"
forse non sarei uscito così bene, quindi penso di dover aspettare il
momento giusto per il programma giusto.
Credo che ogni persona debba capire cosa le piace e per cosa è portata. Se
a me, per esempio, proponessero un altro programma di avventura, azioni
estreme, sarei contentissimo. Non sarei adatto ad un programma di lettura o
di opinioni. Io devo assolutamente fare, fare e ancora fare. Non potrei
stare seduto tre ore a parlare e a fare il belloccio della situazione: mi
annoierei di certo.
Certamente. Grazie Franklin
Grazie a tutti i fans e saluto anche tutti quelli di
Anastacia che sono sempre in me. Vi saluto. Un bacione enorme.